Quattro nomi, due famiglie, modelli di licenza molto diversi. Una guida per capire cosa distingue Proxmox, VMware, Xen e XCP-ng prima di scegliere o di migrare.
Di Marco Barbera · 4 min di lettura
In breve
Proxmox VE, VMware vSphere, Xen e XCP-ng sono hypervisor: il software che fa girare più macchine virtuali sullo stesso server. Proxmox si basa su KVM ed è open source; VMware è commerciale e, dopo l'acquisizione da parte di Broadcom, si vende solo in abbonamento a core. Xen è il motore open source su cui si basano sia XenServer, commerciale, sia XCP-ng, open source. La scelta dipende da costi nel tempo, competenze e strumenti di backup.
Gestisco ogni giorno infrastrutture su tutte queste piattaforme. Negli ultimi due anni la domanda che ricevo è cambiata: prima era "quale scegliamo?", oggi è sempre più spesso "possiamo uscire da VMware?"
Per rispondere bene serve un po' di ordine, perché i nomi si confondono. Xen, XenServer e XCP-ng, per esempio, non sono la stessa cosa.
Un hypervisor è il software che divide un server fisico in più macchine virtuali, ciascuna con il proprio sistema operativo. Quelli di cui parliamo sono di tipo 1: si installano direttamente sul server, senza un sistema operativo sotto.
Accanto a XCP-ng esiste XenServer, la versione commerciale di Cloud Software Group, già nota come Citrix Hypervisor. Stesso motore, modello di licenza diverso.
VMware vSphere
Proxmox VE
XCP-ng
Motore
ESXi
KVM e LXC
Xen
Licenza
Commerciale, solo abbonamento
Open source (AGPLv3)
Open source
Costo
A core, minimo 16 core per processore
Gratuito; abbonamento facoltativo per aggiornamenti enterprise e supporto
Gratuito; supporto a pagamento da Vates
Gestione
vCenter
Interfaccia web integrata
Xen Orchestra
Backup
Prodotti di terze parti
Proxmox Backup Server, incrementale
Integrato in Xen Orchestra
Punto di forza
Ecosistema e strumenti maturi
Versatilità, costi, comunità ampia
Stabilità e isolamento di Xen
Attenzione a
Costi in crescita, condizioni che cambiano
Competenze Linux necessarie
Comunità più piccola
Ho lasciato fuori Xen "puro" dal confronto: in azienda non si usa da solo, ma attraverso XCP-ng o XenServer.
Dopo l'acquisizione di VMware da parte di Broadcom, a fine 2023, le licenze perpetue non si vendono più. Si acquista solo in abbonamento, a core, con un minimo di 16 core per processore fisico, e i prodotti sono stati raccolti in pacchetti come vSphere Foundation e Cloud Foundation.
Per molte PMI questo ha significato costi moltiplicati a parità di infrastruttura, spesso pagando funzioni che non usano. Le licenze perpetue già acquistate continuano a funzionare, ma senza contratto di supporto non arrivano più gli aggiornamenti di sicurezza.
VMware resta un ottimo prodotto. Il punto non è la qualità tecnica: è che il calcolo economico va rifatto, e in molti casi oggi porta a una conclusione diversa da cinque anni fa.
Non esiste una piattaforma migliore in assoluto. Esiste quella giusta per l'azienda, valutata su quattro criteri:
Nella mia esperienza, per la maggior parte delle PMI Proxmox è oggi il miglior equilibrio tra costi, funzioni e diffusione. XCP-ng è un'ottima alternativa per chi viene dal mondo Xen. VMware ha ancora senso dove servono integrazioni specifiche o dove l'investimento in competenze è già importante.
Sia Proxmox sia XCP-ng offrono strumenti per importare macchine virtuali da VMware. Lo strumento, però, è la parte semplice. Il lavoro vero è l'inventario delle macchine, la verifica delle compatibilità, le prove di ripristino e un piano per tornare indietro.
Si parte dai servizi meno critici, si misura, si corregge. Solo dopo si spostano i sistemi da cui dipende il lavoro quotidiano. Una migrazione ben fatta non si nota, ed è il miglior risultato possibile.
È usato in produzione da molte aziende, anche in cluster di più server. La condizione è gestirlo con competenza: aggiornamenti, monitoraggio e backup verificati.
Entrambi usano l'hypervisor Xen. XenServer è il prodotto commerciale di Cloud Software Group; XCP-ng è open source, sviluppato da Vates, con supporto a pagamento facoltativo.
Sì, continuano a funzionare. Senza un contratto di supporto attivo, però, non si ricevono più aggiornamenti, comprese le correzioni di sicurezza.
Dipende dal numero e dalla complessità delle macchine. Per una PMI si parla di solito di alcune settimane, pianificate a fasi per non interrompere il lavoro.
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Marco Barbera, digital strategist. Si occupa di strategia digitale, web marketing e intelligenza artificiale applicata al business. Chi sono